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Tiago Pinto: "Siamo riusciti a fare un buon mercato"

Al termine della sessione estiva del calciomercato, il general manager dell'area sportiva Tiago Pinto ha incontrato i giornalisti a Trigoria.

Ecco cosa ha detto il dirigente della Roma in conferenza stampa. 

“Vi ringrazio per essere qui. Credo che sia importante anche per me avere oggi l’opportunità di spiegare la strategia e quello che è successo sul mercato. Ma prima di tutto voglio ringraziare la proprietà per il lavoro che ha fatto in questi mesi. E non solo per l’investimento, ma anche per l’aiuto, per la presenza di ogni giorno, per la visione che loro hanno".

"Quando sono arrivato qui, si parlava molto di lavoro di squadra. Ma non è solo teoria, è anche pratica. Abbiamo fatto le cose insieme, con gli allenatori. Abbiamo condiviso le decisioni da prendere e mi fa molto piacere, perché è così che si può lavorare, è così che si può fare il meglio della Roma. Ho invitato queste persone oggi in conferenza stampa, perché condurre più di quaranta trattative in meno di due mesi non è solo Tiago Pinto ma anche l’ufficio legale, quello finanziario, Morgan (De Sanctis, ndr) e Maurizio (Lombardo, ndr), che mi hanno aiutato. Perché per voi, molte volte, contano i nomi dei calciatori. Ma in un calcio così complesso è molto difficile portare avanti delle trattative, se non hai una squadra così competente e con impegno si può fare".

"Sono molto esigente con me stesso, sono il primo a essere arrabbiato quando le cose non vanno bene, ma posso dire che questo è stato forse il mercato più difficile della storia recente del calcio. E alla fine, siamo riusciti a fare un buon mercato. Io non sono quello che vi chiama per dire che ha fatto un grande mercato, non è il mio modo di lavorare, ma in questo contesto siamo riusciti a portare alla Roma il tecnico migliore al mondo, a diventare una squadra più forte e a trovare delle soluzioni per più di trenta calciatori. Di sicuro voi parlerete delle cose che non sono riuscite, ma io penso che abbiamo fatto un buon lavoro”.

Ha migliorato la panchina, il reparto difensivo e l’attacco: manca qualcosa a centrocampo. Era finito il budget?

“Quando sono arrivato, tutti mi dicevano che Roma era una piazza difficile. In questi otto mesi ho imparato anche a vivere in questa città. Oggi mi diverto un po’, perché il mercato si è chiuso ieri – abbiamo anche quattro, cinque finestre dove possiamo trovare delle soluzioni – ma tutte le domande sono sul centrocampista. Credo che questo sia un po’ Roma".

"Il tema non è il budget: dobbiamo capire che quello che abbiamo investito sul mercato è superiore a quello che Dan e Ryan inizialmente avevano pensato. Il mercato è dinamico e, in determinati momenti, abbiamo avuto la voglia di fare qualcosa di diverso per accelerare il processo di ricostruzione della Roma. Tutti voi sapete dell’interesse che avevamo per Xhaka, che al momento giusto non abbiamo portato avanti, perché sono successe altre cose sul mercato".

"Abbiamo voluto fare quello che era più urgente per la squadra. Io non voglio mai trovare giustificazioni per il mio lavoro, ma non possiamo mai dimenticare l’eredità che avevamo. Quando è iniziata questa stagione, avevamo più di 60 calciatori a contratto. E questo non è facile da gestire. È chiaro che voi e i tifosi guardiate a quello che manca, ma dobbiamo avere equilibrio. Abbiamo fatto quello che ci sembrava giusto per diventare più forti”.

Per il rinnovo di Pellegrini, si aspetta una trattativa complicata?

“No. Lorenzo Pellegrini vuole rinnovare con la Roma e la Roma vuole che Pellegrini rinnovi. Non è un problema”.

Lei è soddisfatto del lavoro fatto sulle cessioni? E per quanto riguarda gli esuberi, questi giocatori possono essere reintegrati?

“Le potrei chiedere quanti ds hanno venduto calciatori in questa estate. Credo che trovare delle soluzioni per più di trenta calciatori, anche se non sono stati ceduti, sia un buon lavoro. E farlo con giocatori dallo stipendio così elevato, credo che sia un buon lavoro".

"Forse, altrove ci saranno ds più bravi di me, e sono qui per imparare, ma penso che questa domanda sia giusta in un altro mercato. In questo, credo che basti guardare ai trasferimenti per giudicare. Per me, è chiaro che sarebbe meglio trovare delle soluzioni per tutti. Non ci siamo riusciti solo per quelli che non sono voluti andare via. abbiamo dieci finestre di mercato aperte. Lavoreremo per trovare delle soluzioni. Mourinho ne ha parlato. Noi abbiamo lavorato molto e abbiamo portato sul tavolo offerte per tutti i calciatori. Offerte buone, per le quali nessuno di loro avrebbe perso un euro. Poi, io non posso entrare nella testa dei calciatori. Vediamo quello che succede. Abbiamo delle finestre di mercato aperte, lavoriamo con i procuratori e con lo staff. Dopo il mercato, vediamo”.

Alla luce di tutti gli investimenti, la Roma può lottare per lo Scudetto. E se non arrivasse in Champions, sarebbe un fallimento?

“La mia visione non è lo Scudetto, ma lavorare ogni giorno per accorciare la distanza tra la Roma e il successo. Abbiamo parlato tante volte del tempo, ma il tempo non è una scusa per non vincere. È chiaro che vogliamo vincere, a partire dal Sassuolo. Abbiamo l’allenatore più forte del mondo, abbiamo una squadra più forte della scorsa stagione e abbiamo fatto tanti cambiamenti nella struttura vicina alla squadra. E tutto questo ci avvicina al successo".

"Ma non posso pensare a maggio, perché siamo a settembre: noi dobbiamo avere la mentalità di vincere tutte le partite. Poi, se a fine stagione siamo in lotta per lo Scudetto, ci saremo. Quanto alla seconda domanda, è chiaro che la Champions è il principale obiettivo. Non mi nascondo. È per questo che siamo qua”.

Qual è il rimpianto a fine mercato?

“Come ho detto, il mercato è molto dinamico. Quando non siamo riusciti a prendere Xhaka. Nessuno vuole essere rifiutato, no? Lui voleva venire e l’Arsenal in quel momento non voleva vendere. Quello è stato un rimpianto. Ma il rimpianto vero è stata questa situazione degli esuberi, perché veramente abbiamo lavorato molto con Morgan e le altre persone in questa sala per portare offerte degne, che rispettano il calciatore”.

Quale rapporto ha con Mourinho? È stato uno stimolo in più o un peso in più?

“Io sono molto orgoglioso che siamo riusciti, tutti insieme, a portare Mourinho qui. È un orgoglio. Io sono portoghese, ho 36 anni e, da quando sono bambino, Mourinho è riferimento, anche se lui allenava il Porto e io vengo dal Benfica. Ma Mourinho ha una dimensione un po’ stratosferica per un portoghese. Oggi sono un professionista. Molte volte possiamo anche non essere d’accordo, ma approfitto ogni giorno per imparare da lui".

"Perché ha lavorato nei migliori club al mondo, ha vinto tutto, ha conquistato cinque titoli. Ma io non sento questa pressione: siamo riusciti a lavorare insieme ogni giorno, anche prima di iniziare la stagione, abbiamo valutato la rosa insieme e sappiamo cosa possiamo e quello che non possiamo fare. E quando guardo la panchina della Roma, non è solo lui a dire che manca esperienza. Io sono orgoglioso, felice e motivato di lavorare ogni giorno con Mourinho”.

A livello strategico, come si è passati dalla priorità Xhaka a non prendere nessuno a centrocampo? Avete già deciso di tornare sul mercato a gennaio?

“Su Xhaka ho già risposto: il mercato è dinamico e sono successe cose per le quali avevamo bisogno di dare una risposta e alla fine c’era sempre un legame tra l’entrata e l’uscita del calciatore. Abbiamo cinque, sei centrocampisti e poi, con l’andamento del mercato, abbiamo deciso di non prendere nessuno. Ma è importante dire che il centrocampo della Roma vanta un campione d’Europa come Cristante, ha il centrocampista che ha segnato più gol in Europa che è in nazionale francese (Veretout, ndr), ha Villar che è stato titolare in tutte le partite della under 21 della Spagna, ha Diawara, ha Darboe… Non possiamo parlare come se non ci fosse un centrocampo. Adesso dobbiamo anche bilanciare le cose".

"Quanto a gennaio, voi pensate che grande parte del successo sportivo sia sempre il mercato e per questo, oggi che il mercato è finito ieri, voi mi chiedete di gennaio. C’è tanto lavoro da fare ogni giorno con una squadra di calcio che ti permette di vincere e non c’è solo il mercato".

"Il mercato è importante e a gennaio saremo qui a valutare, a capire se i calciatori hanno sviluppato oppure no, se ci sono stati infortuni, se l’allenatore è soddisfatto, qual è la classifica… possiamo analizzare tutto, ma io non posso saltare da settembre a gennaio. Io sono qui anche per sviluppare i calciatori, per aiutare l’allenatore, per andare avanti. Perché se fosse solo per il mercato, il Lille non avrebbe vinto il titolo la stagione scorsa”.

Ci sono stati gli infortuni di Spinazzola e la cessione di Dzeko. Se tutto fosse andato secondo i piani iniziali, la Società avrebbe investito cifre simili?

“Non lo so. Come dicevo, il mercato è dinamico. Quando succede qualcosa, io vedo un’opportunità. Io sono così. Quando si è infortunato Spinazzola, mi è dispiaciuto ma ho preso Vina e abbiamo risolto il problema. E quando Leo avrà recuperato, avremo tre terzini veramente forti".

"Quanto a Dzeko, molti hanno visto la cosa come un problema ma io come un’opportunità per accelerare il nostro progetto sportivo e abbiamo preso Abraham. Non so dire, sai? Il mercato è dinamico. Quando le persone dicono che abbiamo fatto un mercato reattivo, rispondo che è così con tutti. Molte volte vendiamo quelli che non vogliamo vendere e non riusciamo a vendere quelli che volevamo vendere. Il mercato è così. Dobbiamo saper reagire ogni giorno a quello che ci dà il mercato”.

Quanto è difficile per lei lavorare sul mercato con il campionato già iniziato?

“Non mi piace. Vengo da una realtà – in Portogallo si vende molto - dove, dentro al club, avevamo sempre l’idea che esistessero due stagioni completamente diverse: quando il mercato è aperto e quando è chiuso. Non mi piace perché noi, fortunatamente, abbiamo vinto le prime quattro partite e stiamo facendo molto bene. Ma non è facile gestire una squadra, i calciatori e tutto questo ambiente con il mercato aperto. Non mi piace, ma sono le regole. Andiamo avanti”.

Tenere il punto fermo con gli esuberi è una nuova strategia della Società?

“Prima di essere un direttore sportivo, io sono un tifoso del calcio. Andavo allo stadio per vedere allenatore e giocatori, non il ds. Alla fine, il mio lavoro è anche rispettare il calciatore e la sua decisione, ma devo anche essere onesto: non è facile per me come ds trovare offerte quattro, cinque, sei offerte che io considero importanti e che non danneggino i contratti e l’onorabilità del calciatore, e vedere che non vengono accettate".

"Domenica, prima della partita con la Salernitana, ho detto che questa è stata una scelta molto difficile: abbiamo cominciato la stagione con sessanta giocatori a contratto, sapendo che era impossibile gestire per Mourinho, e per qualunque tecnico, in allenamento tutti i calciatori. Si tratta di un problema generale. Lo ha detto anche Koeman di recente: "Io fatto dei corsi da allenatore, ma nessuno mi ha insegnato a lavorare con 34, 45 giocatori"".

"Noi abbiamo fatto questa scelta per ridurre il gruppo e per dare la possibilità di creare questo ambiente: una squadra compatta, coesa, unita e disposta a lottare per la Roma fino all’ultimo secondo. E questo atteggiamento, questo spogliatoio, questo ambiente, non cambia. È inattaccabile. Dopo, io sono qui per prendermi le responsabilità. Io ringrazio molto tutti i calciatori che hanno vissuto questa situazione e i loro procuratori, perché il 95% di loro ha fatto uno sforzo per trovare una soluzione. E non voglio parlare di nessuno, ma due o tre hanno fatto davvero uno sforzo importante. Alla fine, siamo tutti esseri umani liberi che prendono decisioni e a noi toccano le conseguenze”.

Chi sono questi procuratori?

“Non voglio fare nomi, ma io ho sentito giocatori importanti che hanno fatto veramente uno sforzo per dire "capisco il momento", "state facendo uno sforzo incredibile" e "lascio qualcosa per giocare". Questo tipo di calciatori li ricorderò sempre”.

Villar?

“È un calciatore della Roma, è un bravo centrocampista. L’anno scorso ha giocato 42, 43 partite. Deve approfittare della possibilità di lavorare con Mourinho per sviluppare il suo gioco e diventare ancora più importante”.

Si è sentito il peso di Mourinho sul mercato?

“Assolutamente sì. Credo che forse le persone non vogliano dirlo, ma è un orgoglio e ci aiuta. Quando vai a fare un lavoro come il nostro, non è la stessa cosa avere un allenatore qualsiasi o Mourinho. Penso che siamo stati bravi ad approfittarne”.

Quando pensate di far tornare a disposizione Smalling e Spinazzola?

“Su Spinazzola non posso parlare, perché è più complicato. Non lo so esattamente. Lui ha una voglia incredibile di tornare a giocare e noi dobbiamo frenarlo. Smalling dovrebbe tornare con il Sassuolo. Ha fatto un precampionato buono, poi ha avuto questo infortunio. Ma non credo che sia qualcosa di grave”.

Pensa che ci sta un margine di rischio nell’avere dato dei giocatori come Dzeko, Florenzi e Pedro a dei competitor?

“In questa vita, qualsiasi decisione è un rischio. Quando Laporta decide di lasciare andare via Messi, assume un rischio incredibile. Questi tre calciatori sono tre situazioni diverse. Ma quando un calciatore non vuole giocare nella Roma, vuole andare via e giocare per altre squadre, questo è importante. Perché noi stiamo costruendo un progetto nuovo e diverso, dove i calciatori devono morire per la Roma. Siamo riusciti a trovare un accordo con tutti loro".

"Se guardiamo a cosa è successo sui big nel mercato, vediamo che la Roma non ha fatto niente di diverso dalle altre. Forse, ha comunicato peggio. Sbaglio io, perché voglio dire sempre la verità, ma alla fine tutti noi sappiamo che parliamo di ingaggi importanti e che per un management sostenibile dobbiamo fare certe scelte. Quindi sì, le decisioni prese sono un rischio".

"Ma non guardo le partite dell’Inter aspettando che Dzeko non giochi. Sono felice. Dzeko è stato un calciatore importante ed è stato un piacere enorme lavorare con lui. L’anno scorso avevamo lui e Mayoral, oggi Abraham, Shomurodov e Mayoral. Non mi sembra che siamo peggio”.

Quale voto dà al suo mercato?

“Guarda, se consideriamo che tante persone pensavano che io non avrei fatto mercato, potrebbe essere un otto. Se consideriamo che è stato il mercato più difficile del calcio, forse anche di più. Però, alla fine c’è sempre margine per migliorare e per imparare. Quindi, forse direi 7.5”.

 
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