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    Mourinho: "Questi 3 punti hanno un grande significato"


    Gini, Paulo, ElSha! Dopo la partita, mister Mourinho ha commentato così il 3-0 della Roma alla Samp!

    È soddisfatto della gara, oggi?

    “Sono soddisfatto. Penso che nel primo tempo, undici contro undici, il pareggio fosse frustrante, perché avevamo creato gioco, avevamo avuto due opportunità chiarissime e penso che lo 0-0 fosse duro. All’inizio del secondo tempo, è chiaro che una squadra che resta in dieci incontra delle difficoltà.

    Abbiamo fatto gol e magari per dieci, quindici minuti, non abbiamo avuto l’ambizione di alzare l’intensità e la qualità della manovra offensiva per cercare di segnare e di vincere. E in quel momento lì, anche con un uomo in meno, loro hanno avuto palla e si sono avvicinati senza che corressimo un grande pericolo. Però si sono avvicinati, e quando tu non sei in un momento ultra-positivo, sull’1-0 tutto è possibile.

    Dopo abbiamo cambiato, abbiamo messo Solbakken che era più fresco, con più gamba e più intensità, e quando Paulo è venuto dentro, abbiamo avuto di nuovo più palla. Poi sono arrivati il secondo e il terzo gol, che per me non hanno grande significato: grande significato ce l’hanno questi tre punti, per una squadra che aveva perso le ultime due partite e aveva bisogno di punti”.

    Tra le note più positive di oggi c’è la prestazione di Wijnaldum, non tanto per il gol e gli inserimenti, ma per quello che sta portando in termini di qualità in mezzo al campo: alza il livello della squadra?

    “Questo è il commento di Borja (il mister si riferisce, scherzando, a Borja Valero in studio Dazn, ndr), che era un centrocampista e che si rivede nella funzione di Wijnaldum. Sentivo che stavano per arrivare questo tipo di prestazioni da parte di Gini.

    Non mi piace molto parlare dei singoli, ma quello che mi ha lasciato davvero soddisfatto, perché ha avuto un’evoluzione progressiva, con pazienza, con tranquillità, con professionalità, aspettando il suo momento, è Diego Llorente, che secondo me ha giocato molto, molto bene con Chris, in una linea a quattro che non è la nostra routine.

    Il fatto che loro due non siano andati in nazionale ha permesso che lavorassero insieme per due settimane. Ha fatto una partita che, come allenatore, mi colpisce di più di quella di Wijnaldum, ma ovviamente Gini ha giocato molto bene. Ha giocato da Borja (il mister ride, ndr)”.

    Pensi che giocare a quattro possa essere una possibilità da qui alla fine o quando ritorneranno tutti, tornerai alla difesa a tre?

    “Vediamo. Dipende dagli avversari, dipende dai calciatori che abbiamo a disposizione. Di solito, da allenatore penso sempre a mettere in campo i giocatori considerati migliori. Anche per questo motivo, quando oggi si parlava di giocare con Celik in una difesa a tre, mi sono domandato: lui non è un terzo, non hai mai giocato centrale, lo può fare? Giustificherà un’opzione di questo tipo? Abbiamo pensato di no.

    Quello che mi è piaciuto molto di Diego è che, con la palla, ha quello che ha più palla tra i nostri difensori centrali, che sono bravi in altri aspetti del gioco.

    Ma Diego è quello tra loro che vuole di più la palla. Ed è quello che dà più uscita in costruzione. Mi è piaciuto molto la sua prestazione, perché è stato concentrato difensivamente. Penso che ci sia stata solo una piccola cosa tra lui e Spinazzola, quando Leris attacca la profondità: ho qualche dubbio se fosse fuorigioco o no. Ma quando ha palla, è sempre tranquillo, cerca continuamente il giocatore libero tra le linee. Mi è piaciuto molto”.

    Lei all’Università Pontificia aveva definito quella di Roma “una grande comunità”. Dopo l’espulsione di Murillo, oggi sono partiti dei cori. Per rispetto anche di quella comunità, lei dice alla Curva “smettiamola”.

    “La Curva mi ha guardato con rispetto. Perché qualche volta sono delle manifestazioni dei tifosi, qualche volta sono delle cose che fanno parte di un circo, che è la partita. Qualche volta non è il riflesso vero di quello che la gente pensa, di quello che la gente sente. Io sono stato insultato mille volte da stadi pieni, ho avuto questo tipo di situazioni, ho dovuto costruire intorno a me un muro di protezione, diciamo così. Deki (Stankovic, ndr), che è un grande uomo, avrà fatto sicuramente lo stesso.

    Però, a casa ci sono famiglie, figli, amici, e non è una cosa bella. Però, i tifosi della Roma hanno subito capito che nella nostra casa non c’è spazio per questo tipo di manifestazioni e li ringrazio per aver fatto uscire la Roma da questa partita come una grande società”.

    C’erano i Friedkin allo stadio, pensa che sia maturo l’incontro per delineare il futuro della Roma e il suo futuro?

    “È il loro club (il mister sorride, ndr). Possono starci quando vogliono, quando decidono di starci, quando possono. Io lavoro per loro, non devo fare alcun tipo di commento. Sono contento che siano venuti e se si sono divertiti ancora meglio. Se vanno a casa contenti del risultato e della manifestazione sempre emotiva dei romanisti, sono felice per loro”.

    Sempre a fine stagione si parla o anche prima?

    “Di che, della prossima partita? Di quella ne parliamo la prossima settimana”.