L’evento si tiene ai cinema Reale, Ritz e Golden: in queste tre sale viene proiettato per la prima volta il film “Febbre da cavallo”. Storia di tre appassionati cavallari, sempre squattrinati, in costante necessità di fare soldi per puntare ancora una volta su “un cavallo bono”. Che sia a Tor di Valle, Agnano o in una sala scommesse.
Il film viene prodotto da Roberto Infascelli. La regia è di Steno, al secolo Stefano Vanzina, uno dei grandi protagonisti della commedia all’italiana, mentre il cast vede stelle del panorama attoriale come Gigi Proietti, Enrico Montesano, Catherine Spaak, Mario Carotenuto e Adolfo Celi.
La locandina descrive la pellicola come “Una febbre di scommesse, di bluff, di trovate, di raggiri e… risate, risate, risate. Per chi ha urgente bisogno di divertirsi”. E definisce Proietti e Montesano come “l’accoppiata comica vincente”.
Di risate, in effetti, ce n’è sempre bisogno. Anche perché il momento storico dell’Italia è controverso: vuoi per gli equilibri di potere di un paese in cui i movimenti giovanili di natura politica sono sempre più preponderanti nelle cronache, vuoi per le notizie di una malavita nella Capitale via via sempre più organizzata e dominante.
Il presidente della repubblica italiana è Giovanni Leone; Giulio Andreotti presiede il governo dopo essere succeduto ad Aldo Moro; nelle elezioni di giugno il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer tocca il suo massimo storico con oltre il 34% delle preferenze; il sindaco di Roma ha il volto e il nome di Giulio Carlo Argan; nel quartiere di Porta Metronia ha 32 giorni di vita un biondino sconosciuto ai più di nome Francesco, di cognome Totti, che venti/trenta/quarant’anni dopo diventerà il più forte calciatore della storia dell’AS Roma.
A questo proposito, “Febbre da Cavallo” dedica una battuta anche alla squadra del presidente Gaetano Anzalone e dell’allenatore Nils Liedholm. “Io porto ‘na cravatta sola, giallorossa, come ‘a Roma”, dice orgogliosamente “Manzotin”, Rinaldi Otello, al “Pomata” Armando Felici, per vincere una scommessa sul colore della stessa cravatta. In realtà, Manzotin non l’aveva proprio indossata e ci rimette qualche soldo, che il Pomata andrà prontamente a rigiocare sul cavallo “Mon amour”, guidato dal fantino Ciccolini.
Nelle pagine sportive del Messaggero, sempre nell’edizione del 29 ottobre 1976, si legge che “Chinellato ha convinto solo a metà Liedholm. Il tecnico non esclude nemmeno la possibilità di una temporanea sostituzione di Boni con Sabatini”. Massimo Lo Jacono in un editoriale scrive del giovane talento Stefano Pellegrini, “il Giordano giallorosso. Ma perché non gioca?”. E, a parte, una foto dell’infortunato Francesco Rocca accanto alla nonna a San Vito Romano: “Prepara un rientro in grande stile”, si legge sulla didascalia. Tutto a due giorni dalla sfida di campionato contro l’Hellas Verona, che si giocherà allo Stadio Olimpico.
Con “Febbre da cavallo” già in sala, la Roma che scende in campo domenica 31 ottobre 1976 è composta da Paolo Conti in porta, poi Menichini, Sandreani, Boni (18' st Sabatini), Santarini, Maggiora, Conti, Di Bartolomei, Prati, De Sisti, Musiello. Finisce 0-0, con pochi sussulti.
La società romanista, intanto, si appresta a celebrare il cinquantesimo anno dalla nascita, di lì a pochi mesi, nel 1977. Non è una stagione memorabile per quanto riguarda i risultati sportivi (giusto la vittoria nel derby di ritorno deciso da un gol da cineteca di Bruno Conti), ma storica lo sarà lo stesso.
Perché il 9 gennaio seguente in Curva Sud prima di un Roma-Sampdoria 3-0, segnato dalle reti di Musiello e Di Bartolomei (doppietta), nascerà quello che sarà il movimento di tifoseria organizzata più importante “in Italia, nel mondo e in Europa”, il Commando Ultrà Curva Sud. Per tutti conosciuto anche attraverso il più breve acronimo, il CUCS.
Da allora, da quel 29 ottobre 1976, sono trascorsi 50 anni. “Febbre da Cavallo” è diventato un cult per più generazioni. Al cinema, in televisione, in vhs, in dvd, in bluray e sulle piattaforme digitali di streaming, nel corso degli anni è stato tra i film più tramandati e citati nel quotidiano.
E la Roma, come allora, si appresta a vivere un altro compleanno d’eccezione: non dei 50, ma quello dei 100 anni. Così come il Commando, a cui a gennaio 2027 verrà dedicata una manifestazione a cinquant’anni dalla nascita. Sempre così, romanisti, con due scudetti in più rispetto ad allora, ma sempre come quella cravatta mai indossata, “giallorossa, come ‘a Roma”.
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