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Serie A

La conferenza stampa di Gasperini alla vigilia di Roma-Atalanta


Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Atalanta, giornata numero 33 di Serie A.

Ecco le parole del tecnico giallorosso.


Introduzione di mister Gasperini

“Allora, c'è stata questa intervista di venerdì scorso che ha creato tutta questa situazione in settimana. Per me è stata veramente una sorpresa incredibile, perché non c'è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che facevamo magari con altra gente, oppure nei rapporti tra noi due. Quindi è stata una cosa veramente inaspettata. E dico che in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, questi toni da parte sua. Da quel momento in poi mi sono solamente preoccupato, primo di non rispondere, secondo di cercare di, anche se involontariamente sono coinvolto, non creare nessun tipo di danno, nessun tipo di difficoltà alla squadra, principalmente, e anche nel rispetto del pubblico.

C'erano 60.000 persone, ce ne saranno magari 60.000, forse anche di più domani, che vengono allo stadio per vedere la partita, una partita importante, di livello, dove noi abbiamo ancora delle chance per poterci giocare. E credo che la cosa importante sia questa. E quindi gradirei veramente che parlassimo di questo, anche perché non sono intervenuto durante tutta la settimana, non è arrivato da tutti, avrei voluto cercare di impedire tutto questo, ma è stato impossibile da parte mia. E quindi da oggi vorrei veramente che parlassimo di calcio, del rispetto per una partita che alla trentatreesima giornata, una partita dopo tante giornate, dopo un campionato, un percorso che abbiamo giocato insieme, che possiamo, e credo, e mi auguro che sia una bellissima partita”.

Quanto è stata complicata questa settimana?

“È evidente che, mio malgrado, ho subito tutto questo impatto mediatico che c'è stato. Se devo dire, per me e per la squadra, per la partita di domani non deve esserci alibi. Noi abbiamo la testa di giocare una gara, come ho detto prima, dopo trentatré giornate, cioè la 33esima è domani, e quindi siamo in un percorso vicino a quello che sarà il finale. È una partita importantissima per tutte e due le squadre, più per noi, sicuramente. E noi la concentrazione l'abbiamo cercata di spostarla solo ed esclusivamente sul piano tecnico, sul piano della gara, e nel tentativo, per me, fondamentale di non creare né alibi né di arrecare danno alla squadra, danno alla gente, in nessun tipo. Questo è stato l'unico mio obiettivo. Adesso andiamo a giocare la partita finalmente domani e potremo confrontarci per questo traguardo”.

Tra gli assenti della partita con l’Atalanta ci sarà Wesley. C’è stata qualche incomprensione recente con il reparto medico?

“Sì, che a volte è motivo anche di confronto e discussione interna, che è abbastanza normale. Cioè, in questo caso Wesley si sente di poter giocare, perché ha grande generosità, ha voglia di poter giocare, effettua sprint, scatti, tiri, però magari la parte medica considera, giustamente, non lo so questo, che invece ci siano dei rischi o non voglia rischiare. E su questo a volte si innescano anche delle discussioni, si innescano delle problematiche. Di lì a fare tutto un altro tipo di discussione, ci passa. È così, Wesley ha una voglia incredibile di partecipare a questa gara e magari da parte si frena. Adesso vedremo, vedremo anche domani, però l'indicazione, se del medico, l'indicazione di no, io non posso fare nulla. Cioè io mi sono sempre tenuto alle indicazioni mediche, non ho mai forzato. Certo, sì, posso dire cerchiamo di, ma rientra nella dialettica normale, cercando di avere un po' di coraggio, ma non posso andare a forzare delle situazioni. Tutti gli allenatori dipendono dall'ok medico prima di poter utilizzare un giocatore”.

Questa situazione che si è creata dopo le parole di Ranieri può destabilizzare la squadra?

“Zero. Zero. Zero. Dobbiamo giocare la partita, è una partita importante, nessun alibi, anzi semmai un po’ di benzina in più, un po’ di propellenti in più, credo anche che la gente lo capisca e quindi sosterrà ancora più forte la squadra”.

Lei si sente più vicino o più lontano a restare allenatore della Roma l’anno prossimo?

“Lei continua a parlare di altre cose, io parlo di partita. Non voglio creare nessun tipo di problema, con queste domande lei crea dei problemi. Quindi faccia una domanda sulla squadra o sulla partita di domani. Io qui sull'altra cosa ho chiuso. Se le fa piacere, parliamo di calcio. E io le ho risposto, se mi vuole fare una domanda di calcio sulla partita di domani, le rispondo. Se mi vuole continuare su queste situazioni, ho chiuso”.

Quali scelte intende fare domani?

“Sulle scelte insomma sono quelle, sono quelle a parte i giocatori che sono fuori, che sono in recupero, non è cambiato niente rispetto alla settimana scorsa, se non che abbiamo perso Pellegrini, questo è veramente stato un peccato, anche la natura dell'infortunio che ha subito. Quindi la rosa è ben definita, su quello, e la probabile formazione, c'è il problema di Pisilli, che ha avuto all'inizio settimana una distorsione alla caviglia, che però sembra aver recuperato abbastanza bene, dobbiamo valutare oggi, ma le alternative sono quelle, le alternative tecniche non è che ci discostiamo molto da quello”.

La partita contro l’Atalanta sarà fondamentale per la Champions. Lei ha più volte ribadito che l’obiettivo Champions non le era stato chiesto a inizio stagione e anche la dirigenza lo ha confermato. Da uomo di calcio navigato, lei ritiene che l’approdo o no verso quell’obiettivo possa orientare alcune decisioni che dovranno essere prese a fine anno?

“La società in questo è stata sempre molto chiara e devo dire lo è stato anche Ranieri nell’elencare gli obiettivi di quest’anno. Io ho sempre invece pensato che con molto poco, sarebbe stato possibile, e lo penso ancora perché se siamo ancora lì adesso, e quindi ho sempre spinto in quella direzione per cercare di raggiungere possibilmente l'obiettivo subito. Lo consideravo da subito, da quando sono arrivato, lo consideravo a maggior ragione a gennaio, ma ho sempre spinto in questa direzione per cercare di migliorare la squadra, non per motivi personali, e perché ho sempre creduto che fosse possibile. E ancora oggi, nonostante tutte le defezioni insomma che abbiamo avuto, purtroppo in questi mesi, perché da fine dicembre in poi abbiamo avuto tutta una serie di defezioni importanti. Fino a quel periodo c'è stato uno standard continuo di squadra, di prestazioni e di componenti di squadra, non abbiamo mai avuto fino all'andata delle defezioni così continue e così lunghe. Ci sono stati infortuni di Bailey, Ferguson, Dovbyk, però riuscivamo a compensare. A un certo punto, insomma, da gennaio in poi, si è aggiunto Soulé, si è aggiunto El Shaarawy, Dybala soprattutto, è arrivato Malen. Però ho sempre pensato nella mia testa che noi, anche così, ma con un po' di idee in più, avremmo avuto ancora più chance. Ma questo rientra nella dialettica dei confronti che ci si fa in qualunque azienda. E ripeto, non sono mai stati dei toni con Ranieri. Mai stati dei toni così aggressivi come con Ranieri.

Adesso siamo qui e giochiamo, giochiamo ancora, nonostante tutto siamo convinti. Domani è una partita che, se riusciamo a battere una squadra forte, una squadra molto forte, che probabilmente, non solo perché è diretta concorrente con noi, ma anche distacco dalla Juventus, distacco dal Como. Anche per loro forse è l'ultima chance, forse non basta neanche. Ma è una squadra che poi ha un passato dietro, cioè, è una squadra che l'anno scorso è arrivata terza, una squadra forte, con una grande rosa, una squadra che ha fatto la Champions. È un ostacolo duro. Quando ero all'Atalanta consideravo sempre la Roma, un limite, no? Cioè, se noi partiamo da Roma, sicuramente siamo in Europa, probabilmente siamo in Champions. La vedevo sempre in questo modo. Ora che sono da questa parte dico, se noi battiamo l'Atalanta, l'Atalanta è una squadra Champions, è una delle squadre più forti in assoluto. Se noi battiamo l'Atalanta, siamo autorizzati a giocare in Champions, meritiamo di giocare la Champions. Paradossalmente adesso sono da questo lato. Ci sono poi l'Inter, la Juve, il Milan, Napoli, che sono sempre state un passo un po' più avanti. Però questo è il parametro che io mi sono sempre creato. Con l'Atalanta domani è così. È una squadra che fa la Champions da anni, una squadra che è costruita con una rosa importante, senza ritornare poi al passato, e quindi la vedo, la vedo in questo modo per la Roma”.

Le chiedo secondo lei quanto manca alla Roma e cosa la preoccupa di più eventualmente come programmazione futura.

«Ho detto che esiste questa differenza, ho detto che ho sempre lavorato per cercare di migliorare la mia squadra, ho sempre spinto, ho sempre motivato nel tentativo di migliorare la mia squadra per quelli che sono i miei ideali di calcio. Sono stato chiamato qua per sviluppare una squadra per quelle che chiaramente sono le mie idee di calcio, quindi ho sempre spinto in una direzione di certi tipi di giocatori e questo è sempre stato il mio intendimento, senza altri scopi. La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere subito, se possibile, non aspettare niente, se possibile subito. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata sicuramente, probabilmente più agevole, però ci proviamo lo stesso. Per me l'obiettivo rimane quello».

Cosa pensa di questa Atalanta e di Palladino? Nella partita di andata c’era stata qualche frizione con la panchina avversaria.

“Raffaele l'ho conosciuto quando aveva 17 anni. Andai a vederlo in una partita di Serie C e poi dopo l'ho allenato prima in Primavera, con la quale abbiamo vinto Viareggio, poi dopo l'ho allenato negli anni a Genova e poi, quando ho iniziato a fare l'allenatore a Primavera. Credo di essere stato a lungo un riferimento anche per lui, ma le tensioni della gara sono normali, ognuno tira per la sua squadra, questo mi sembra evidente, poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, ma è anche giusto che sia così. Io avevo degli amici quando giocavo ci davamo di quelle legnate durante la partita, poi andavamo a cena insieme. Magari ti fai i peggiori insulti, purtroppo l'agonismo è fatto anche di queste situazioni, ma poi deve rientrare tutto nelle leggi dello sport. Sono venuto via da Bergamo che avevo ancora un anno di contratto, con una società che voleva assolutamente allungare il contratto, dove io consideravo che il ciclo si era chiuso perché ritenevo che non fosse più possibile fare da parte mia di più di quello che avevamo fatto. Era giusto che ci fosse qualcun altro.

Avrei mantenuto e rispettato il mio contratto, ma avevo già detto da mesi che non avrei più rinnovato. Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto. Sicuramente a Bergamo è stata una storia lunga, nove anni. Io mediamente sono stato otto anni a Genova e nove anni all'Atalanta, vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta… (ride, ndr). Quindi lavorare con me tanti anni, certo che in nove anni a volte succedono dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti delle cose. Probabilmente succede anche tra marito e moglie, non è solo tra chi. Quando si sta insieme tanti anni, si possono tirare fuori 3, 4 episodi, 5 episodi, magari così di scontro. E quanti ne tiriamo fuori di quelli positivi? 50? 150? Si potrebbero tirarne fuori a centinaia. Poi ho fatto questa scelta e sono contento di averla fatta perché la proprietà non era più dei Percassi. La considerazione sull'allenatore non era più la stessa, ma questo senza nessun tipo di problema. Constato questo, ho cambiato e ho cambiato dopo la fine del campionato, quando la società m'ha dato la possibilità di trattare con altre squadre, sennò io andavo avanti ancora un anno”.

Si sente di poter alzare l'asticella?

“Sono venuto con quello spirito. Poi dopo si vedrà anche quest'anno, adesso intanto continuiamo così e siamo lì a giocarci queste ultime sei partite. Io sono venuto con quello spirito, con quella convinzione. Quando ho avuto modo di conoscere questa proprietà, ho detto, ho fatto una scelta anche rispetto ad altre cose e ho scelto perché ritenevo Roma una piazza che, se riesci a fare bene a Roma, hai una gratificazione importantissima. Quindi sono venuto con questo spirito”.

Contro la squadra di Palladino sarà più fattibile rubare palla dall'alto o una costruzione dal basso?

“Queste sono sicuramente due squadre molto simili in questo. Certo, ci sono dei dettagli all'andata, ci sono delle cose all'inizio che per noi erano state molto buone. Dopo abbiamo sofferto molto la loro pressione, soprattutto la loro voglia in quel momento di vincere. Quindi sono due squadre molto equilibrate, lo dice anche la classifica, anche se noi siamo davanti. Sono due squadre che si conoscono, sicuramente. So benissimo che quei ragazzi hanno un nucleo straordinario che garantisce sempre grande competitività, però io sono anche con i miei ragazzi, che hanno avuto uno spirito tutto l'anno strepitoso. Io credo che domani sia veramente una bella partita, una partita molto difficile per entrambe, molto equilibrata. Ecco, questo, mi piace parlare di questo, parlare di questo tipo di scontro. Quindi mi auguro, anzi sono convinto che avremo anche la gente che darà una mano ai nostri giocatori ancora di più per cercare di, perché è una partita non decisiva, cioè decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente le aspettative. Abbiamo questo obiettivo che non è quello dichiarato, ma è quello che abbiamo sempre voluto io e tutta quanta la squadra, e ce lo giochiamo. Insieme, insieme ai tifosi che devono pensare alla partita. Mi dispiace di questo perché la gente dovrebbe pensare a sostenere la propria squadra per questa partita”.

C'è un qualcosa che ruberebbe dall'Atalanta, rispetto a quanto ha trovato a Roma?

“A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell'ambiente esterno c'è veramente tutto per poter far bene, magari con altre caratteristiche. A Bergamo io ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, chiaramente, e una tifoseria, essendo una sola squadra in una città piccola, compatta, unita a quella che è la squadra e a quella che è la società, questo ha creato un clima ideale. Soprattutto la capacità di aver costruito una squadra forte nel tempo, per tanti anni, una prima squadra dove non c'erano solo dei giovani e dei ragazzi che sono stati valorizzati e hanno venduti per merito della società a delle cifre importantissime che hanno reso questa società ricchissima.

Pensate solo quest'anno, le vendite di Lookman, Retegui, Ruggeri, cosa hanno portato oltre le rendite della Champions. È diventata una società ricchissima, ma la capacità anche di questa società di operare, di costruire insieme a me una squadra, dove c'era però dei giovani, c'era Gomez, c'era Zapata, c'era Ilicic, c'era De Roon, è arrivato a un certo punto Kolasinac, cioè c'è un nucleo molto forte che è andato avanti per anni. E poi è stato sostituito poi da Ederson, integrato da Lookman, Scamacca, cioè è cambiata molto, ma c'è stato sempre un nucleofortissimo non solo di ragazzini e di giovani, ma una squadra forte, che poteva anche poi cambiare con degli introiti per la società straordinaria nel vendere, pensate a Romero, pensate, ma veramente tanti, e reinvestire, facendo utili. L'anomalia dell'Atalanta è stata che per nove anni ha giocato in Europa con le migliori squadre italiane e europee, facendo utili. Questa era la vera anomalia. Facendo utili tutti gli anni, e questa è stata la cosa straordinaria, ma non solo per Gasperini, chiaramente molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l'allenatore. Poi la proprietà è cambiata, forse anche perché non c'era più il papà con il quale ero più legato (il mister si commuove e lascia la sala stampa, ndr)”.