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Serie A

La conferenza stampa di Gian Piero Gasperini alla vigilia di Inter-Roma


Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa prima della trasferta a Milano con l'Inter.

Ecco cosa ha detto il nostro allenatore.


Qual è la situazione in casa Roma, anche alla luce degli ultimi infortuni? Come arriva la squadra a questa partita e fino a che punto riuscirete a recuperare qualcuno?

"Soulé ha recuperato, si è allenato con noi in queste due settimane: la prima con qualche difficoltà, mentre nell’ultima è andato decisamente meglio. Chiaramente viene da un infortunio e da un lungo periodo di stop, però si è un po’ sbloccato di nuovo.

Wesley e Kone, invece, sono rientrati dalle rispettive nazionali ma sono ancora fermi. Entrambi i giocatori sono più positivi rispetto a quanto dica la diagnosi, però per domani non ce la fanno".

Non le chiedo delle soluzioni, perché non basterebbero dieci conferenze stampa, ma qual è il primo tema da affrontare per contrastare la crisi del calcio italiano? Lei ha parlato spesso anche del settore giovanile: qual è la prima cosa che le viene in mente?

"Considerando che ormai sono tre volte di fila che non andiamo ai Mondiali, è evidente che non esiste un problema unico né una soluzione immediata. La situazione è complessa: è un insieme di fattori, un sistema che evidentemente non funziona.

Non credo sia un problema legato alla base, perché i ragazzi che giocano a calcio sono tanti, probabilmente più che in altri Paesi che invece partecipano ai Mondiali. Ci sono strutture e una grande tradizione calcistica.

Il problema è più ampio: non si risolve cambiando il presidente o l’allenatore. È qualcosa di strutturale che va affrontato da tutti, anche dai media, per ricreare un sistema credibile, capace di produrre calciatori e una Nazionale all’altezza dell’entusiasmo che il calcio continua ad avere nel nostro Paese.

È un tema che va affrontato in modo globale, anche perché il calcio è un fenomeno sociale, non solo sportivo. Non è una difficoltà legata a un ciclo, ma qualcosa di più profondo".

Considerando l’assenza di Wesley, può essere Rensch la soluzione su quella fascia, anche in vista del confronto con Dumfries? E da cosa dipende l’alternanza nel suo rendimento, tra ottime prestazioni e altre meno convincenti?

"Sì, è vero: ha fatto partite molto buone e altre in cui ha avuto improvvisi cali di attenzione o di motivazione. Nonostante questo è un ragazzo molto positivo, che si allena sempre molto bene. Comunque per domani ci sono queste due soluzioni: Rensch o Tsimikas. C'è anche quella di Angelino, che sicuramente cresce. Molte volte non mi sembra ancora prontissimo per giocare, però sicuramente ha fatto dei passi notevoli rispetto a qualche mese fa".

Vorrei tornare sul discorso Nazionale e sul ruolo di commissario tecnico. Tra i papabili sono usciti tanti nomi, tra i quali anche il suo. Come vive questa situazione?

"È un momento in cui sono stati fatti molti nomi, ma il discorso è quello che dicevo prima: non riguarda semplicemente una posizione. Il problema è più ampio e riguarda un riassetto complessivo, una nuova visione per riportare il nostro calcio, i nostri giovani e i nostri ragazzi a un certo livello. Questo è molto più importante che decidere il nome del commissario tecnico.

Magari anche i campionati possono aiutare a dare più opportunità. Ci sono tanti aspetti da considerare: sono scomparse diverse squadre che rappresentavano un serbatoio importante, e non so se questo sia stato un bene o un male. Non credo che in Italia si sia improvvisamente disimparato a giocare a calcio. Abbiamo avuto un passato pazzesco.

Riguarda tutto il sistema nazionale: è un tema complesso che coinvolge tanti fattori".

Dopo le ultime partite si è parlato molto di confronti tra lei, il direttore sportivo e la società. C’è ancora unità d’intenti nel percorso oppure è cambiato qualcosa?

"No, assolutamente, non abbiamo fatto queste riunioni. In questo momento siamo concentrati sul campionato: entriamo nelle ultime otto partite, decisive, siamo nella fase finale e siamo lì, insieme alla Juventus. Questo è ciò che impegna maggiormente tutti quanti, e personalmente mi assorbe completamente: il finale di stagione".

Negli ultimi campionati le sue squadre sono sempre cresciute nel finale, soprattutto dal punto di vista del ritmo. Come sta la squadra a livello fisico e avete lavorato in modo specifico per arrivare più pronti a questa fase?

"Abbiamo fatto un buon lavoro in queste due settimane, ma con pochi giocatori, otto o nove, perché gli altri erano impegnati con le Nazionali. Però sotto questo aspetto la squadra non è mai mancata. Nelle ultime partite - penso ai match con Juventus, Milan, Bologna e Napoli - abbiamo giocato molto bene, con condizione e mentalità, con momenti di grande intensità ed entusiasmo, anche se purtroppo non sempre sono coincisi con la vittoria. Ci siamo andati vicinissimi.

L'unica settimana brutta è stata quella con le due sconfitte consecutive con Genoa e Como, però la squadra ha sempre dato buone risposte. Però lì mi fermo".

Mancano otto partite: quanto è importante l’obiettivo Champions League anche in prospettiva futura?

"Sono argomenti dei quali si parla e che sicuramente condizionano moltissimo la prossima stagione, indipendentemente da come finirà questo campionato. È chiaro che tutti ci auguriamo di raggiungere la Champions, soprattutto per il beneficio economico che porterebbe alla Società. 

Allo stesso tempo, il Club sta già ragionando su ciò che dovrà fare in futuro: è evidente che alcune situazioni ereditate dalle precedenti gestioni stanno arrivando a un momento che pesa e che porterà la Società a prendere delle decisioni importanti per affrontare il futuro".

Ricollegandomi a questo tema: il primo anno viene spesso considerato di assestamento, utile per gettare le basi per il futuro. Al di là del risultato finale, sente di aver costruito qualcosa di importante? E la società ha posto fondamenta solide per gli anni a venire?

"È un bilancio che va fatto alla fine, anche perché c’è ancora qualcosa di molto importante in gioco. Sembra quasi che la stagione sia finita, invece siamo pienamente dentro la volata.

Per quello che posso dire finora, sono molto contento della scelta fatta e di come si sta sviluppando questa esperienza. Sono soddisfatto del rapporto creato, della fiducia che credo di aver conquistato da parte di gran parte della tifoseria e soprattutto del legame con la squadra.

La squadra, per me, è stata finora e continuerà a essere la parte importante importante della società, a prescindere dai risultati. È giusto che sia così: una squadra di calcio deve mettere al centro il campo. Poi ci sono gli aspetti economici e organizzativi, ma la priorità resta per me sempre la squadra".

Quanto peserà, secondo lei, l’aspetto psicologico dei giocatori di Inter e Roma dopo gli impegni con le nazionali? Ha dovuto lavorare molto anche sulla testa di Mancini e Cristante?

"È una situazione che riguarda tutte le squadre: i giocatori tornano dalle nazionali e vengono subito catapultati nella realtà del campionato. Bisogna adattarsi velocemente, perché sono contesti diversi. La forza di questi professionisti è proprio quella di guardare sempre avanti. Domani si cambia: è una giornata importante, non decisiva, ma sicuramente significativa per gli obiettivi di entrambe le squadre.

I margini di errore si riducono, ma arrivare a questo punto della stagione, a otto giornate dalla fine, in questa posizione, a pari punti con la Juve e a -3 dalla Champions, è già un segnale importante. Il nostro percorso ha avuto alti e bassi nei risultati, ma le prestazioni sono cresciute, così come le motivazioni e l’applicazione dei ragazzi.

Adesso siamo nella fase decisiva: bisogna spingere sui pedali e fare il massimo. Otto partite non sono poche, c’è spazio per tutti. Domani sarà una gara importante, ma arriviamo pronti e daremo tutto".

Diceva di essere molto soddisfatto del rapporto con i tifosi e con la squadra: è altrettanto soddisfatto del rapporto con la società? Si sente sostenuto?

"Con la società ho un rapporto molto schietto, aperto, sincero e condiviso. Cerco di portare le mie idee e la mia esperienza per rispondere a ciò che mi è stato chiesto quando sono arrivato alla Roma.

Per me è un’esperienza comunque fantastica. È normale che, nelle difficoltà, non tutti vedano il calcio allo stesso modo, ma fa parte del gioco. Io cerco di portare avanti il mio modo di lavorare, chiedendo soluzioni compatibili con le possibilità della società, con l’obiettivo di avere una squadra sempre migliore. Come ho detto, per me la priorità è la squadra: se la squadra funziona, funziona tutto. Il mio obiettivo è sempre quello di migliorarla, secondo la mia idea di calcio".

Il primo luglio lei sarà ancora l’allenatore della Roma?

"Non lo so. Me lo auguro sicuramente, poi spero che si possa continuare un percorso in cui non debba essere soddisfatto solo io, ma tutte le componenti. Intanto pensiamo a domenica e alla partita con l’Inter".

A due mesi dall’arrivo di Zaragoza, come giudica il suo impatto? Si aspettava di più?

"Sicuramente sì. Ci aspettavamo tutti qualcosa in più. È un giocatore con caratteristiche particolari, forse non di grande continuità ma capace di accelerazioni importanti, come si è visto subito a Napoli con l’azione che ha portato al gol di Malen.

Ma non è mai facile inserirsi a gennaio: c’è chi si adatta subito e trova immediatamente la condizione, altri hanno bisogno di più tempo. Lui finora ha incontrato qualche difficoltà in più, ma speriamo che in questo momento decisivo possa dare il contributo che pensavamo e che crediamo possa offrire".

È ancora convinto come il primo giorno, o lo è ancora di più, anche alla luce del suo modo di affrontare le difficoltà?

"Il calcio è sempre così: in tutte le squadre ci sono momenti diversi. È una bella scuola di vita il calcio, perché ti insegna a perdere e a non esaltarti troppo quando vinci.

Non c’è nulla di diverso rispetto a questo. Quello che conta davvero è la capacità di guardare sempre avanti, migliorarsi nelle difficoltà e di rialzarsi quando perdi. È ciò che vale nello sport, ma anche nella vita".

Quanto può incidere la qualificazione in Champions League anche sulle scelte future, ad esempio sul futuro di Malen?

"Il ragazzo ha convinto tutti. Poi è chiaro che ci sono valutazioni economiche che spettano alla società, ma sul valore del giocatore non ci sono dubbi.

Credo che questa sia una buona squadra: non va smantellata, va migliorata. Forse si poteva fare qualcosa in più già quest’anno, ma se siamo in questa posizione significa che i valori ci sono e che la base è solida.

A volte si pensa che con questo gruppo si possa arrivare solo fino a un certo livello, ma attenzione ché senza questo gruppo si rischierebbe anche di arrivare dodicesimi o tredicesimi come niente. È un gruppo forte, compatto e professionale. Va completato e migliorato, come sempre, per renderlo ancora più competitivo, ancora più forte".