Addio Pedro…

L'AS Roma esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Pedro Manfredini, uno dei più grandi attaccanti della storia giallorossa.

Pedro Manfredini entrò nel cuore dei tifosi e nell'immaginario di una città intera ancor prima di toccare l'asfalto della pista di atterraggio di Ciampino. Poi ha semplicemente scritto pagine indelebili di storia romanista, raggiungendo livelli di popolarità paragonabili soltanto a quelli toccati da Francesco Totti, Paulo Roberto Falcão e pochi altri.

E se lo scatto del fotografo Pietro Brunetti che lo immortalò mentre scendeva dall'aereo fu ingannevole al punto da originare il soprannome 'Piedone' per un calciatore che portava un normale 43, i numeri non lo sono affatto. Perché Manfredini è stato uno degli attaccanti più prolifici ed entusiasmanti nella storia della Roma. Rapido, dotato di un grande cambio di direzione, amante dell’uno contro uno ma anche altruista: oggi, probabilmente, verrebbe ritratto come un falso nueve. Con 104 gol in 164 presenze nelle competizioni ufficiali è il quinto miglior marcatore della storia della Roma dopo Francesco Totti, Roberto Pruzzo, Amedeo Amadei e Rodolfo Volk. Impressionante la sua media-gol: 0,63 reti a partita, solo Volk (0,66) ed Enrique Guaita (0,68) hanno fatto meglio.

Un fulmine che cambia il calcio argentino

Dagli esordi nella squadra della città natale di Maipù (“Avrò fatto 320 gol, vivevamo lì, sul campo, nei tornei che si tenevano anche in notturna"), dove era nato il 7 settembre 1935, la fama del giovane Pedro arriva in Italia. Nel 1955 l'ipotesi di un passaggio al Torino sfuma grazie alla leva militare, visto il blocco dei congedi deciso al termine del primo mandato presidenziale di Juan Domingo Peron. Nel periodo che lo separa da Roma e dalla Roma, Manfredini apprende i segreti del mestiere e sembra lanciatissimo. Improvvisamente, nel 1958, un brutto infortunio lo costringe a rinunciare ad una sicura chiamata in nazionale per i Mondiali. A dispetto di questo contrattempo, Pedro riesce addirittura a rivoluzionare il calcio argentino, che per arginare la sua fulminea imprevedibilità scopre i raddoppi di marcatura: "Prima non esistevano, poi arrivai io che andavo via immancabilmente al marcatore diretto e andavo in rete". 

L’Italia nel sangue, Roma nel destino

Nel 1959 arriva la Roma, che lo tessera come oriundo grazie al nonno paterno, italiano emigrato in Argentina. Il suo acquisto viene annunciato dal presidente Anacleto Gianni domenica 26 aprile 1959 durante l'assemblea dei soci, prima di Roma-Genoa 5-0. Fautore dell'operazione fu il presidente della Sezione Calcio, Augusto D'Arcangeli, volato a Buenos Aires con 75 milioni di lire. Manfredini, che aveva già vinto un campionato con il Racing Avellaneda e realizzato anche tre gol nella Coppa America 1959 vinta dall'Argentina davanti al Brasile di Pelè, era già per tutti 'Piedone' nel giorno dell'esordio con gol in Coppa Italia contro il Cagliari e poi nel debutto in campionato contro la Fiorentina: è l'11 ottobre 1959 e Pedro timbra dopo soli 4 minuti, segnando un gol bellissimo. L'allenatore dei viola è il suo connazionale Luis Carniglia, che poi sarà il tecnico con cui avrà un rapporto più che tormentato nella Roma. 

“Vai Piedone, vai!”

Manfredini diventa presto il volto della Roma. Ogni giorno la segreteria del club raccoglie le tante lettere per lui e gliele recapita a casa, mentre è davvero difficile non trovarlo ovunque, tra un'impresa e l'altra: quotidiani, rotocalchi, radio e cinema. Il 31 dicembre 1961 il suo gol che consente alla Roma di vincere a San Siro contro l'Inter provoca la prima interruzione per una rete di 'Tutto il calcio minuto per minuto', poi due anni dopo entra nella scena più celebre di un episodio de 'I mostri' di Dino Risi, dove il personaggio interpretato da Vittorio Gassman urla dagli spalti dell'Olimpico “vai Piedone, vai!” accompagnando l'azione travolgente con cui Piedone lascia sul posto un paio di avversari e serve ad Alberto Orlando il cross vincente per lo spettacolare gol del 5-1 sul Catania.

Si scrive Man-tre-dini, si legge gol

In un derby di Coppa Italia conclusosi ai rigori, va a segno per 6 volte consecutive dal dischetto. Capace di realizzare reti spettacolari e impossibili, a tratti divide la città per alcune inspiegabili pause. "Se le avessi buttate dentro tutte", disse scherzando con i suoi ex compagni di squadra riuniti a Trigoria nel 2014, "avrei fatto mille gol". E Manfredini, per un'intera generazione di romanisti, del "gol" è stato il sinonimo. 

Anche la stagione 1960-61 inizia nel segno delle sue prodezze, 15 reti nelle prime 9 giornate, e delle sue triplette. Per ben due volte realizza l'impresa in due partite consecutive, impresa mai riuscita a nessun altro romanista: né prima, né dopo (Bari-Roma 0-3 e Roma-Udinese 6-1, Lazio-Roma 0-4 e Roma-Padova 3-1). Questa sua propensione alle triplette, in totale sono 9 e nessuno ha fatto meglio, gli vale anche il soprannome di Man-tre-dini. 

Nel giorno più difficile l’amore dei tifosi

Manfredini è anche il capocannoniere nella Coppa delle Fiere 1960-61 vinta dalla formazione giallorossa ed è anche uno dei sette romanisti ad aver vinto il titolo di capocannoniere (gli altri sono Volk, Guaita, Dino Da Costa, Pruzzo, Totti ed Edin Dzeko), cosa che accade nel campionato 1962-63, al termine di una stagione da 26 gol in 34 partite iniziata nel segno di contrasti fortissimi con l'allenatore Luis Carniglia. Era sull'orlo della cessione all'Inter quando, spedito in tribuna durante un Roma-Vicenza, il pubblico reagì a un errore dello svedese Jonsson invocando a gran voce il suo nome. Nella notte il presidente Marini Dettina esonerò Carniglia, Manfredini tornò in campo e tornò a far gol, come ha fatto fino al termine della sua avventura nella Roma. L’esperienza finì nella stagione 1964-65, dopo aver vinto anche una Coppa Italia, la prima della storia giallorossa. Dopo essere rientrato in Argentina, tornò in Italia nel 1975 per una partita tra vecchie glorie. L'accoglienza fu talmente commovente che decise di rimanere a Roma per sempre. E per sempre resterà nei cuori di tutti i romanisti