Storia

Le origini

Nell’estate del 1927, con grande soddisfazione degli sportivi romani dell’epoca, attraverso la fusione fra le tre società sportive Alba-Audace, Fortitudo-ProRoma e Foot Ball Club di Roma (meglio noto come Roman) nacque l'Associazione Sportiva Roma.

Come annunciato dai 
maggiori quotidiani dell’epoca (tra gli altri Il Messaggero e La
 Gazzetta dello Sport nella sua edizione romana), l’accordo fu raggiunto nel tardo pomeriggio del 7 giugno 1927.

Assunse la presidenza del Club l’On. Italo Foschi, che già da molti mesi nelle riunioni con i presidenti delle altre tre società aveva proposto l’idea di riunire gli sportivi romani intorno ad una grande squadra che potesse contrapporsi alle avversarie del Nord. La nuova Società adottò come simbolo la lupa capitolina e i colori sociali scelti, in cui si riconosceranno con grande consenso tutti i tifosi, furono quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo e il rosso. Gli appassionati accorsero subito al richiamo dei vessilli capitolini. E fu forse proprio questa una delle ragioni che resero immediatamente la Roma visceralmente popolare, cara alla gente dei vecchi rioni e del suburbio.

Il 22 luglio 1927, a più di un mese dalla fondazione, venne emanato l’ordine del giorno numero 1 nei locali del civico 35 di via Uffici del Vicario, al fine di fissare i quadri e l’operatività del Club.

Scarica qui il documento societario sulla fondazione del Club  (pdf)

La Coppa Coni, Ferraris e ‘Fuffo’

L’operazione voluta da Foschi si rivelò subito vincente, con la Roma che nella stagione d’esordio 1927-28 si aggiudicò subito il suo primo titolo: la Coppa Coni, conquistata battendo in finale il Modena. L'uomo più rappresentativo di quella formazione era Attilio Ferraris, nativo di Borgo Pio, che già indossava la maglia della Nazionale e che con gli azzurri si sarebbe poi laureato campione del Mondo. Dalla stagione seguente all’esordio al gruppo si unì anche un mito del calcio romano, Fulvio “Fuffo” Bernardini, faro della squadra per undici stagioni.

Il mito di campo Testaccio

In quella fase pioneristica, il tempio della manifestazione dell'orgoglio giallorosso fu il glorioso Campo Testaccio, stadio in cui la Roma giocò dal 1929 al 1940. Originariamente pensato come il nuovo campo della Fortitudo-ProRoma, era sistematicamente preso d'assalto dai tifosi che per anni avrebbero continuato a considerarlo la vera casa dell'AS Roma. La parabola di questo mitico stadio fu aperta e chiusa da due vittorie romaniste, entrambe per 2-1, su Brescia e Livorno.

Appena un mese dopo il trasferimento a Campo Testaccio, un altro avvenimento fondamentale segnò la storia della Roma: il primo derby capitolino contro la Lazio. La lunga serie di stracittadine fu inaugurata dall'incontro disputato nel campo della Rondinella, posto alle pendici di Villa Glori. Quel giorno nove spettatori su dieci sventolavano bandiere della Roma. Non rimasero delusi: decise una rete di Volk, chiamato simpaticamente dai tifosi giallorossi "Sciabbolone" o "Sigghefrido".

Negli Anni 30 cominciano anche le grandi sfide contro la Juventus. Storica quella del 1931 quando i bianconeri, destinati a vincere il primo dei loro cinque Scudetti consecutivi, furono umiliati al campo Testaccio per 5-0: partita che ispirò addirittura una pellicola cinematografica diretta dal regista Bonnard.

Amadei e il primo Scudetto

Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941-42 finalmente arrivò il primo Scudetto. Allenata dall'austro-ungherese Alfred Schaffer, la Roma si impose grazie ad un gran finale di stagione. Quella che si aggiudicò il campionato era una squadra davvero formidabile e matura in ogni reparto, con una difesa affidabile ed esperta guidata dall'ottimo portiere Masetti e con una grande velocità di manovra condita da un contropiede micidiale. A risultare decisivi furono soprattutto le reti di Amedeo Amadei, la vera stella della formazione, in gol per ben 18 volte. Nativo di Frascati, l'attaccante era cresciuto nel vivaio giallorosso e si era confermato nell'Atalanta: tornato a Roma, fu sistemato da Schaffer al centro dell'attacco, ripagando la fiducia a suon di gol. Con il titolo conquistato dai giallorossi, una squadra del centro-sud si aggiudicava per la prima volta il tricolore.

Caduta e rinascita: la Coppa delle Fiere

Al primo trionfo seguirono però anni bui. La Roma, più di altre società, patì le conseguenze della guerra, ritrovandosi senza soldi e giocatori.

Ne derivarono alcuni campionati non brillanti, culminati con la clamorosa (e unica nella storia) retrocessione della stagione 1950-51. Tornati prontamente in Serie A sotto la guida di Gipo Viani, i giallorossi andarono incontro ad un decennio interlocutorio in cui però spiccò il secondo posto del 1954-55 (sul campo si trattò in realtà di un terzo posto, che in seguito fu migliorato dopo la squalifica dell'Udinese).

All'inizio degli Anni 60, l'Europa restituì nuovi entusiasmi al popolo romanista. Nel 1960-61, infatti, arrivò il primo successo internazionale del club (anche se, a dire il vero, la finale fu disputata tra il settembre e l’ottobre del 1961). La Roma approdò all'atto conclusivo della Coppa delle Fiere dopo aver superato, di seguito, Union St.Gilloise (0-0, 4-1), Colonia (2-0, 0-2, 4-1) e Hibernian (2-2, 3-3, 6-0). L'ultimo atto vedeva la formazione della capitale opposta agli inglesi del Birmingham. Già all’andata la Roma sfiorò la vittoria, ma la doppietta di Manfredini fu neutralizzata dalle reti inglesi di Hellawell e Orritt. All'Olimpico, però, non ci fu storia. Guidata dall’allenatore Carniglia, la Roma risolse la pratica già nel primo tempo grazie all'autorete di Farmer e al gol di Pestrin. Grande protagonista di quella cavalcata fu il bomber Manfredini, detto "Piedone", che mise a segno complessivamente la bellezza di 12 reti.

Gli Anni 60 e le due Coppe Italia

Gli Anni 60 regalarono poi diverse altre soddisfazioni ai tifosi giallorossi. Arrivarono due Coppe Italia ('64 e '69), ma soprattutto vestirono la maglia della Roma giocatori del calibro di Francisco Lojacono, Juan Alberto Schiaffino, Antonio Angelillo, Giacomo Losi e "Picchio" De Sisti.

Rimase nella memoria la vittoria della Coppa Italia del '69, giunta sotto la presidenza di Alvaro Marchini e la guida tecnica del “Mago” Helenio Herrera. Tra gli autori di quella impresa, "Ciccio" Cordova e Fabio Capello, destinato a tornare alla Roma, molti anni dopo, come allenatore. Una stagione ricca di ricordi, dunque, uno dei quali, molto triste, è legato a Giuliano Taccola, morto negli spogliatoi di Cagliari in una tragica domenica datata 16 marzo 1969.

L’era Anzalone e il primo Liedholm

Gli Anni 70 furono caratterizzati dalla presidenza di Gaetano Anzalone che ebbe il merito di portare per la prima volta a Roma Nils Liedholm. Il pregio del "Barone", nella sua prima esperienza romana, fu soprattutto quello di valorizzare giovani campioni come Francesco Rocca e Agostino Di Bartolomei. Non mancò, poi, anche un ottimo piazzamento, come il terzo posto del 1974-75, alle spalle solo di Juventus e Napoli. Altra intuizione importante di Anzalone fu poi l’ideazione e la costruzione del centro sportivo del club, il Fulvio Bernadini di Trigoria, che rimane tuttora la casa della Roma.

La Roma di Viola

Nell'estate del 1979 la Roma visse poi una svolta storica, con l’approdo ai vertici della Società del presidente Dino Viola: l'uomo che avrebbe portato stabilmente la squadra romana del gotha del calcio italiano. Ironico, tenace e poco propenso a tollerare lo strapotere delle tradizionali potenze del calcio, Viola portò la Roma al suo secondo Scudetto e la rese protagonista di indimenticabili duelli contro la Juventus del "nemico" Boniperti. La prima stagione dimostrò subito che l'aria era cambiata. Riportato a Roma Liedholm, Viola centrò subito nel suo primo anno un successo: la Coppa Italia ai danni del Torino. Inoltre sin da subito si imposero all’attenzione generale tre giovani emergenti come Bruno Conti, Carlo Ancelotti e Roberto Pruzzo, che confermò le sue qualità di bomber. Nel 1980-81 ebbe inizio il duello infinito contro la Juventus. A fine stagione la spuntarono i bianconeri ma sulla vittoria, ancora oggi dopo tanti anni, pesa il celeberrimo gol di Turone, ingiustamente annullato nello scontro diretto di Torino. In compenso la Roma bissò il successo in Coppa Italia e portò in riva al Tevere un fuoriclasse assoluto come Paulo Roberto Falcao.

1982-83: il secondo Scudetto

La lunga attesa per la riconquista al tricolore dopo il successo del 1942 arrivò nella stagione 1982-83. La Roma divenne aritmeticamente Campione d'Italia alla penultima giornata, grazie a un gol di Pruzzo, che fruttò il pareggio a Genova l’8 maggio 1983. Il collettivo assemblato da Liedholm divenne una macchina perfetta che con la vittoria mandò in visibilio l’intera città di Roma. Difesa granitica con pilastri insuperabili come Tancredi, Vierchowod, Nela e Maldera, centrocampo formidabile dove agivano Di Bartolomei, Falcao, Ancelotti e Prohaska oltre all’attacco esplosivo col bomber Pruzzo e Bruno Conti ad imperversare sulla fascia. 

A un passo dalla Coppa dei Campioni

La stagione successiva allo Scudetto passò alla storia come quella dei grandi rimpianti. La Juventus vinse infatti il titolo con appena due punti di vantaggio sulla Roma, ma per il popolo giallorosso l'avvenimento più doloroso rimase la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool. La Roma aveva tutto per vincere. La squadra era molto forte, ma soprattutto il caso le offriva un'occasione irripetibile: la possibilità di disputare la finale all'Olimpico. Il cammino dei ragazzi di Liedholm verso l’atto decisivo fu inarrestabile: Goteborg, CSKA Sofia, Dinamo Berlino e Dundee United furono spazzati via senza troppi problemi (a parte la grande rimonta con gli scozzesi nel ritorno di una storica semifinale, dove Di Bartolomei e compagni si imposero per 3-0, rimontando le due reti di passivo subite nell’andata). Poi, giunse il grande giorno della finale, ma a fare festa fu il Liverpool. Gli istrionici inglesi imbrigliarono infatti i giallorossi che riuscirono a rispondere al gol di Neal (viziato da un fallo sul portiere Tancredi) con la solita zuccata di Pruzzo. Giunti alla lotteria dei rigori, ad incantare i tiratori giallorossi ci pensò Bruce Grobbelaar, numero uno dei Reds, autore di un singolare siparietto sulla linea di porta. Fu un vero peccato, quella notte i tifosi della Roma si sciolsero in lacrime, vedendo svanire sul più bello il sogno di salire sul tetto d’Europa.

I successi in Coppa Italia e la finale di Coppa Uefa

La stagione 1983-84 si concluse con la conquista dell'ennesima Coppa Italia ai danni del Verona futuro campione d’Italia, ma ai tifosi capitolini rimaneva ancora l’amaro in bocca per lo sfortunato epilogo dell’avventura europea.

La sconfitta dell'Olimpico in Coppa dei Campioni segnò fortemente l’era Viola che da lì in poi non regalò i traguardi sperati dai tifosi. Si ebbe un nuovo sussulto nel 1985-86 con Sven Goran Eriksson in panchina. Il Lecce, però, penultimo turno di quel campionato, interruppe una gloriosa rimonta dei giallorossi sulla Juventus, raggiunta in vetta proprio la settimana precedente la gara con i pugliesi.

La conquista della sesta Coppa Italia, arrivata qualche settimana dopo, costituì una magra consolazione per la Roma.

Gli anni che seguirono segnarono altri vani tentativi di tornare agli antichi splendori. Viola richiamò ancora Liedholm ma stavolta l'incantesimo sembrava finito, nonostante in campo i giallorossi potessero schierare giocatori di livello internazionale come Giannini e Voeller.

Nell'anno della scomparsa di Viola, il 1991, la squadra sembrò avere un sussulto. Raggiunse infatti la finale di Coppa UEFA assieme all'Inter ma, sotto la guida di Ottavio Bianchi, uscì sfortunatamente sconfitta: perse non senza polemiche l’andata a Milano per 2-0 e rispose all'Olimpico con una rete di Rizzitelli che non bastò a portare il trofeo all’ombra del Colosseo. Unico successo, ancora una volta, la Coppa Italia, vinta battendo in finale la Sampdoria. La finale di Supercoppa Italiana dell’estate ’91, sempre contro i blucerchiati guidati da Mancini e Vialli, vide però i giallorossi perdere con il risultato di 1-0.

L’arrivo di Franco Sensi

Nel frattempo nell’aprile del 1991 il timone di Dino Viola era stato preso momentaneamente da Ciarrapico, che però rimase alla guida del club solo fino al 1992-93. Dopo un breve periodo di interregno che vide alla testa della società capitolina Pietro Mezzaroma e Franco Sensi, arrivò la svolta decisiva con il secondo che divenne unico proprietario del club.

Il Presidente Sensi, tifoso storico del club, chiamò subito alla guida della squadra Carlo Mazzone, romano di Trastevere, acquistando anche giocatori di livello assoluto come Balbo e, al secondo anno, Fonseca. I risultati, però, non furono pari alle aspettative e così la gestione del tecnico capitolino si distinse soprattutto per la valorizzazione di quello che è il più grande prodotto di sempre del vivaio della Roma: Francesco Totti.

Dopo una stagione interlocutoria, segnata dall’esperimento Carlos Bianchi, il presidente Sensi si affidò ad un tecnico innovativo: Zdenek Zeman. La gestione del tecnico boemo vide l'arrivo di giocatori fondamentali quali Cafu e Candela, l'affermazione di Tommasi e Delvecchio, nonché la definitiva consacrazione di Francesco Totti, che dall’ottobre del 1998 eredita ufficialmente la fascia da capitano da Aldair.

La Roma del Nuovo Millennio e il terzo Scudetto

Nella stagione 1999-00 i tifosi della Roma, a secco da troppo tempo, chiedevano vittorie e il presidente Sensi decise di affidarsi ad uno dei tecnici che più avevano vinto negli ultimi anni in Italia: Fabio Capello. Il Presidente gli mise a disposizione un gruppo di giocatori di livello assoluto. Arrivarono in prima battuta, tra gli altri, Montella e Nakata. Sembrò subito l'anno buono, con la Roma che restò a lungo nel gruppo delle prime. Nella parte finale della stagione, però, un vistoso calo le fece perdere terreno fino a scivolare al sesto posto finale.

Ma l’anno dopo le cose andarono per il verso giusto e con l’arrivo in estate del bomber argentino Batistuta, oltre a due pilastri come Samuel ed Emerson, la stagione 2000-01 si risolse in una galoppata inarrestabile. La Roma dominò gli avversari dall'inizio alla fine, rimanendo sempre padrona del campionato. Ad insidiarla c'era solo la Juventus di Ancelotti che, però, dovette arrendersi di fronte ad una superiorità indiscutibile: la Roma vinse facendo registrare il record (fino a quel momento) di punti per campionati a 18 squadre, ben 75. Tra i protagonisti della Roma scudettata ci furono Batistuta, autore di una stagione esplosiva con 20 reti all’attivo, Montella, che entrava a partita in corsa e segnava gol decisivi, e Totti, vero fuoriclasse e leader della formazione capitolina. Fu il terzo trionfo in campionato e un mare giallorosso per un’altra volta si raccolse al Circo Massimo per una festa destinata a durare settimane.

Il bis con la Supercoppa

La festa per il tricolore sarà bissata in tempi brevissimi: a metà agosto, infatti, Totti e compagni conquistano anche la Supercoppa Italiana ai danni della Fiorentina con un secco 3-0 all’Olimpico. La vittoria dello Scudetto e i seguenti successi contribuirono a far entrare stabilmente la Roma nell'élite del calcio italiano e internazionale con le prime apparizioni in Champions League: Fabio Capello rimase infatti alla guida della Roma per altre 3 stagioni, anni in con cui il club sfiorò il bis tricolore nel 2001/02 e 2003/04, stagione quest’ultima al termine della quale il tecnico friulano lasciò il club per andare dai rivali storici della Juventus.

Ma pochi giorni dopo l’addio di Capello, la Roma reagì prontamente ingaggiando Cesare Prandelli, allenatore già affermato e grande rivelazione dell'anno precedente, quando tra mille difficoltà societarie era riuscito a portare il Parma al quinto posto in campionato. Purtroppo, a causa di gravi problemi familiari, il 27 agosto, a preparazione non ancora conclusa, il Mister di Orzinovi fu costretto a dimettersi. La Roma allora riuscì a pescare dal cilindro uno dei pochi allenatori disponibili sulla piazza mondiale che potesse non far rimpiangere Prandelli: Rudolf Voeller, indimenticato centravanti del club ed ex commissario tecnico della Germania. Ma la stagione giallorossa si rivelò sfortunata e allora da lì a fine anno si susseguirono altri due cambi di panchina: prima Delneri e infine Bruno Conti traghettarono la squadra fino a fine anno ottenendo comunque una qualificazione in Coppa Uefa.

La Roma del bel gioco

Nell’estate del 2005, la società individuò in Luciano Spalletti l’allenatore giusto per riscattarsi. Il primo anno sulla panchina giallorossa dell’allenatore toscano verrà ricordato per le 11 vittorie consecutive in Serie A, record (poi battuto poco dopo dall’Inter) che portò Totti e compagni nella storia del calcio italiano. Si trattò di una stagione "particolare" che verrà ricordata anche le sentenze di fine anno di “Calciopoli” che portarono la Roma al secondo posto qualificandola per la Champions del 2006-07.

Questa stagione, iniziata male con la sconfitta nella finale di Supercoppa Italiana a Milano (rocambolesco 3-4 contro l'Inter), vide di nuovo protagonisti assoluti i giallorossi. Bilancio finale: secondo posto in campionato, nelle prime otto in Champions e, dulcis in fundo, conquista dell’ottava Coppa Italia della storia del club battendo in finale proprio l’Inter neo scudettata.

Nuovi successi in Italia

L'inizio della stagione 2007-08, a differenza di quella passata, vide la Roma subito vincitrice della Supercoppa, grazie ad un rigore di De Rossi che piegò l’Inter in quel di San Siro. In campionato, poi, Totti e compagni furono i principali protagonisti contendendo all'Inter la vittoria finale fino all'ultima giornata. Alla fine del torneo i nerazzurri vinceranno lo Scudetto tra le polemiche, ma a consolare i capitolini arrivò l’ultimo atto della stagione, ossia la finale di Coppa Italia: come l'anno precedente fu la Roma a vincere e, a detta di molti, a laurearsi vincitrice morale della stagione. La stagione 2008/09 iniziò poi con una triste notizia per tutto il mondo del calcio, non solo romano, ma anche italiano e internazionale, la scomparsa di Franco Sensi: la guida del club, a questo punto, fu affidata alla figlia Rosella, già Amministrato Delegato della Società.

Un'altra campagna europea

La squadra risentì del contraccolpo psicologico dell’evento ad inizio stagione e, seppur presentandosi con una rosa dalle ottime potenzialità tecniche, non riuscì a riportare sul campo il gioco e i successi di dodici mesi prima, con un settimo posto finale in campionato e l’uscita ai quarti di Coppa Italia per mano della solita Inter. Dell’annata è rimasta comunque la bella avventura in Champions League, dove solo la maledizione dei rigori fece uscire Totti e compagni agli ottavi nel doppio confronto con i gunners dell’Arsenal.

All’inizio della stagione 2009-10, Claudio Ranieri prese il posto di Spalletti guidando la Roma in una cavalcata che per poco non si concluse con la vittoria dello Scudetto: l'anno successivo però, nel febbraio 2011, il tecnico romano venne rimpiazzato da Vincenzo Montella, che rimase sulla panchina giallorossa fino a fine stagione con la squadra che si classificò al sesto posto in A.

La Roma del presente

Arriviamo ai giorni nostri. Nell’estate del 2011 è partita una nuova era per l’AS Roma, con l’arrivo di nuovi proprietari americani guidati da James Pallotta e con Thomas DiBenedetto nominato presidente, e con cambiamenti dentro e fuori il campo.

L’ingaggio di Luis Enrique ha portato a Trigoria un disegno di calcio “innovativo”, che nel corso della stagione, però, non ha però portato a risultati concreti sul campo, inducendo l’allenatore a lasciare il suo progetto a fine anno.

All’inizio di giugno 2012 è tornato sulla panchina giallorossa Zdenek Zeman e ad agosto dello stesso anno è stato nominato nuovo presidente giallorosso James Pallotta.

L’amore tra la Roma e Zeman, però, si è concluso i primi giorni di febbraio 2013 e al suo posto è subentrato Aurelio Andreazzoli. Alla fine della stagione, però, le aspettative della Società e dei tifosi non vengono rispettate e il 12 giugno 2013 è arrivato l’annuncio del nuovo allenatore dell’AS Roma, Rudi Garcia, reduce da cinque stagioni ad alti livelli con il Lilla e primo tecnico francese a sedersi sulla panchina giallorossa.

L'allenatore transalpino durante la sua prima stagione ha guidato Totti e compagni in una buona annata che si è conclusa con un secondo posto in campionato e con la conseguente qualificazione diretta alla Champions League, stesso risultato raggiunto l'anno seguente.

A gennaio 2016 l'avvicendamento in panchina di Garcia con Luciano Spalletti, che prende per mano la squadra e la porta a concludere in terza posizione il campionato e a raggiungere il secondo posto nella successiva stagione in Serie A, conquistando così la qualificazione diretta alla Champions League 2017-18. 

Il 29 maggio 2017 si chiude il rapporto di lavoro con Spalletti e 13 giugno la Roma sceglie Eusebio Di Francesco come nuovo allenatore: tocca quindi all'ex giocatore del club, in giallorosso dal 1997 al 2001, scrivere le nuove entusiasmanti pagine di questo romanzo d’amore infinito che è la storia della Roma.